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Le Grotte di Borgio Verezzi

Le Grotte di Borgio Verezzi furono scoperte soltanto nel 1933, ma la presenza di cavità era ben nota da tempo agli abitanti del luogo, così come alcuni strani fenomeni ad esse collegati. Ad esempio le acque del Rio Battorezza sembravano sparire in diversi tratti del suo corso. Poi c’era il lago, sul fondo della quasi mitica grotta cui si accede dal pavimento della chiesa di S. Pietro, ed in ultimo il Roggetto: un torrentello che sgorga da una frattura, giusto ai piedi dell’abitato di Borgio.
Seguendo la via dell’acqua, nel 1933, tre ragazzini di Borgio entrano nella prima sala di una nuova grotta, dove scrivono col fumo delle candele la data ed i loro nomi: Lillo, Tito e Valentino.
Nessuno si rende conto dell’entità della scoperta fino al 1951, anno in cui Giovanni Dentella, alla guida del Gruppo Speleologico Ingauno inizia l’esplorazione sistematica della grotta, trovando un complesso di sale e gallerie che si snoda per alcuni chilometri al di sotto dell’abitato di Borgio. Sarà lo stesso Dentella, colpito dalla straordinaria bellezza di quel mondo sotterraneo, ad ideare e realizzare il percorso turistico inaugurato nel 1970.

Forte di San Giovanni

Tra il 1640 ed il 1644, le difese all'imbocco delle valli interne dei torrenti Pora ed Aquila, furono potenziate con la realizzazione del Forte di S. Giovanni, che inglobò l'antica torre medievale di raccordo delle mura. I lavori si svilupparono lungo il crinale della collina, con la costruzione di una tenaglia sul fronte meridionale, di cortine costituite da una alta scarpa con cordolo di coronamento, basso parapetto soprastante le garitte pensili.
Il Castello servì poco alla Spagna, fu infatti abbandonato nel 1700 e demolito parzialmente da Genova nel 1715 (il Forte era infatti il doppio di quello attuale). Nel 1882 fu trasformato in carcere femminile e fu dismesso completamente agli inizi del secolo XX. Dopo anni di oblio, durante i quali la Fortezza fu praticamente abbandonata, nel 1984, la Soprintendenza ai Monumenti iniziò un restauro minuzioso che ha riportato il Castello al suo originario splendore.

Museo dell'Orologio da Torre GB Bergallo

Il Museo nasce dalla volontà dell'ultimo orologiaio Giovanni Bergallo che espresse il desiderio di donare la sua collezione al proprio paese per esporla come testimonianza dell’arte orologiaia e della tradizione familiare per le macchine del tempo.
I Bergallo costruirono orologi da torre fra il 1861 e il 1980 nella casa-officina dove si svolse tutta la loro attività. I loro orologi furono installati in Liguria, Piemonte, Val d'Aosta, Valtellina e quello più lontano in Patagonia.
Gli orologi esposti sono pezzi autentici (il più antico risale al XVI secolo) raccolti dalla famiglia Bergallo stessa e provenienti da donazioni di collezionisti, chiese ed altri enti.
Oltre agli orologi troverete quadranti, lancette, "stranezze" provenienti da campanili, carrucole, tutti oggetti attestanti una ricca storia della tecnica e della meccanica orologiaia ormai irripetibile.
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